Le mie impressioni su Vancouver

October 19, 2009 – 10:43




canada flagE si’, due settimane volano, rieccomi quindi a scrivervi dalle pagine di questo blog.

Di cosa parliamo oggi? Certamente l’aver acquistato un MacBook Pro oltreoceano, risparmiando qualche centinaio di euro, meriterebbe un bel post (e non è detto che non arrivi); tuttavia oggi vado OT e vi parlo delle mie impressioni su di un paese tanto meraviglioso quanto ignorato: il Canada.

Prima d’iniziare vi avviso: sono rientrato ieri notte, causa fuso orario al momento in cui vi scrivo e’ (per me) la mezzanotte di ieri e, soprattutto, i pensieri si accavallano nella testa così come le emozioni nel cuore, ci sono buone probabilita’ che il post si risolva in una fiumana di pensieri scombinati.

Secondo me vale comunque la pena di leggerlo ;)

Che dire di una citta’ (Vancouver) di 2 milioni di abitanti che vivono come abitassero in un paesino? Ti siedi da Starbucks e si mettono a parlare, ti riposi su di una panchina ed attaccano bottone, hai bisogno di un’informazione e si fanno in quattro (telefonando ad amici e parenti) per aiutarti.

Tutti ti sorridono quando li incroci, in molti ti salutano: perfetti sconosciuti che, solo per il fatto d’essere capitato sulla loro strada, ti augurano una buona giornata o di (letteralmente) “prenderti cura di te”. Non so voi ma a me sta cosa mi fa iniziare bene la giornata.

Hai voglia di una coca, entri in un supermarket, paghi (con carta di credito anche se si tratta di pochi spiccioli!), esci e ti fermi a coccolare uno splendido labrador cioccolato. La ragazza al suo fianco ci sorride, spiegandoci che non e’ il suo. Coccola e parla, parla e coccola, finita la spesa il marito della ragazza ci raggiunge. Presentati, parla e, tempo 5′, c’invitano a cena fuori. Accettiamo con molto piacere e, dopo quella prima volta, ci vediamo anche per un po’ di outdoor (Grouse Mountain) e per una pasta all’arrabbiata nel nostro condo. Morale? Abbiamo due (splendidi) amici canadesi.

Poi sei li’ seduto da Starbucks che ti prendi un espresso doppio (che, per la cronaca, e’ molto migliorato!), ti colleghi alla loro wlan (free), cerchi la strada per un determinato indirizzo e ti accorgi che il servizio di trasporto pubblico di Vancouver e’ collegato a Google Maps, cosicche’ non solo vedi il percorso da fare, ma scopri anche che autobus prendere, dove prenderlo e tra quanto passera’ il prossimo!

Vai alla Vancouver Public Library, entri e scorrazzi per sette (!) piani a consultare libri. Sono canadese? No. Sono tesserato? No. Eppure entro, scelgo, mi accomodo, consulto.

Hai fame? C’è solo l’imbarazzo della scelta: cheeseburger (ovunque), sushi (Vancouver ha il maggior smercio di sushi di tutto il Nord America), messicano, italiano, afro-canadese, indiano, cinese, … il tutto per poche decine di dollari. So cosa state pensando: “Costa poco perché il cambio e’ favorevole”. Ni’: vero che il cambio e’ a nostro favore, ma e’ anche vero che, a parita’ di lavoro, gli stipendi canadesi sono del 30-40% superiori ai nostri.

Vogliamo parlare di sanita’? Parliamone, visto che i poco attenti quando si parla di Nord America gridano subito alla sanita’ privata. In Canada la sanita’ e’ pubblica, esattamente come in Italia. Ma sara’ all’altezza del nostro welfare? Chiediamo un po’ in giro e scopriamo che si’, ok, le strutture sono un po’ vecchiotte (perche’ i nostri ospedali non lo sono?), ma il personale e’ molto preparato, gentile e disponibile. E scopriamo pure che, quando sei ricoverato, hai la tua stanza personale con tanto di bagno privato. Li state facendo voi i dovuti paragoni?

Come dicevo all’inizio di questo post, due settimane passano veloci ed eccoci all’YVR di Vancouver. Facciamo il check-in e, dopo gli accurati controlli, ci spostiamo nella sala d’attesa. Scomode seggioline e fredde pareti grigie? Quasi: sculture lignee dei nativi, fiume artificiale che attraversa la sala (con tanto di ponticello in legno!) vere piante e, sullo sfondo, un acquario da far invidia a quello di Genova, pieno di pesci, anemoni e stelle marine. Ah, ovviamente free wifi in tutta la zona d’attesa.

Ho il magone, riuscite a capirmi?

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